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GENTILINIDUE SOLUZIONI INNOVATIVE - Il benessere anche in ufficio | GENTILINIDUE SOLUZIONI INNOVATIVE - Il benessere anche in ufficio |
Intervista a Dott.ssa Nicoletta Marin, Difesa del Popolo del 24/04/2011![]() Era il 1998 quando Nicoletta Marin decise di mettere insieme la sua passione per l’architettura e la bioedilizia nel segno del rispetto dell’ambiente. Così da un’intuizione avveniristica per l’epoca, anche se si parla di soli tredici anni fa, è nata nel 2001 Gentilinidue, azienda che oggi offre soluzioni innovative di edilizia e arredamento con il fine di raggiungere il benessere psicofisico anche nell’ambiente di lavoro. «Oggi tutto è green washing, cioé passato come “verde”, anche quello che non lo è – spiega Nicoletta Marin, titolare di Gentilinidue – perché i consumatori chiedono e prediligono scelte naturali, nel rispetto dell’ambiente. La nostra azienda cerca di mantenersi fedele ai principi della bioarchitettura, perché il posto di lavoro non solo sia esteticamente gradevole, ma contribuisca allo “star bene” anche dietro alla scrivania, contribuendo a incrementare la produttività del lavoratore». Quali sfere vengono coinvolte nel raggiungimento del benessere? «Tutti e cinque i sensi, non da ultimo l’udito. La maggior parte delle scuole, ad esempio, ha un grande difetto: registra un forte inquinamento acustico perché non è adeguatamente insonorizzata e questo è uno dei motivi della scarsa concentrazione dei ragazzi che può provocare deficit di apprendimento, poiché la mente viene distratta troppo dai rumori. La luce degli uffici è spesso inadeguata: meglio l’illuminazione naturale che gradualmente cambia senza appesantire la vista che quella artificiale che resta inalterata tutto il giorno. Si è riscontrato inoltre che i colori rilassanti aiutano nella concentrazione, ma sono necessarie anche “macchie” energizzanti per rimotivare e ridare la carica. Un altro piccolo dettaglio che molti sottovalutano: è utile inserire negli uffici piante ornamentali vive che hanno la doppia funzione di rilassare la tensione con il loro colore e di sprigionare ossigeno per il cervello. La pianta assorbe le sostanze insalubri e, dunque, il loro stato di salute è un ottimo indicatore per gli ambienti di lavoro. Sembrano accorgimenti banali, di poco conto ma, mi creda, fanno la differenza». E la cultura in tal senso che livello ha raggiunto? «C’è molta strada da fare e, soprattutto, i titolari d’impresa sono molto refrattari, perchè pensano che la progettazione di un ambiente più sano voglia dire costi più elevati. Non è vero: sono sufficienti, come ho spiegato, piccoli accorgi- menti, che rivoluzionano però il modo di stare al lavoro». Come si coniuga questa filosofia del benessere con il risparmio energetico? «In molti modi, anche perché spesso si pensa unicamente al risparmio e questo non va bene: isolare troppo l’interno di un edificio è sbagliato. In più la nostra azienda ha scelto di utilizzare esclusivamente materiali italiani, da quelli di costruzione a quelli di arredamento, per non incidere con il trasporto sulla produzione esagerata di anidride carbonica. Ovviamente la sensibilità è ancora embrionale, ma qualcosa si sta muovendo sul versante delle pubbliche amministrazioni che sempre di più si confrontano e scelgono questi nuovi modi di concepire il posto di lavoro». Negli ultimi cinquant’anni abbiamo abusato del cemento, ma ora ci siamo accorti che le piante ci riavvicinano alla natura, ci fanno stare meglio. Esistono, dunque, soluzioni per riportare il verde nelle nostre città? «Un esempio su tutti sono i tetti verdi e quelli bianchi, in grado oltretutto di ottimizzare la resa dei pannelli fotovoltaici che danno il massimo a una temperatura di 25°. I tetti erbacei, di origine nordica, sono rivestiti di sedum, una particolare pianta che non necessita di manutenzione e che è in grado di trattenere l’acqua piovana rilasciandola gradualmente. Assorbono le polveri sottili, diminuiscono l’inquinamento acustico e la temperatura interna degli edifici (meno 8 gradi d’estate e 3 in più d’inverno). Una soluzione più economica sono invece le coperture bianche che assorbono meno calore e abbassano la temperatura interna fino a 5 gradi». Articolo apparso su: Difesa del Popolo del 24/04/2011, inserto Edilizia e Restauri pag. 23 Firmato T. M. ![]() Articolo in PDF |
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